Vincitori VI ed.

POESIA INEDITA

1. Maria Chiara Boscolo (Serravalle Sesia – Vicenza) – “Séance”

Splendida, inquieta lirica in cui la poetessa riesce a riversare forti emozioni stemperandole in versi brevi e serrati che paiono risolversi in sensazioni quasi fisiche. Affanno, amore, desiderio e solitudine si compenetrano in un bacio blasfemo che annulla il tempo e lo spazio e vivifica la promessa di una vita eterna in cui anche l’instabile equilibrio tra sole e luna troverà finalmente quiete. Un labirinto sensoriale quello che Maria Chiara Boscolo dipinge tra fremiti, sussurri e sospiri su un pentagramma di misterica ispirazione. Si avverte la cura per la parola, per la sua facoltà di recare sollievo e vigore mostrando nel contempo alla coscienza i suoi abissi e le sue altezze. Solo attraverso la parola è possibile la vita, attraverso una parola coraggiosa, il taglio audace di una metafora, che, mentre da un lato, con la sua nudità, si espone al rischio della ferita, dall’altro splende di una potenza desiderante che spinge a travalicare ogni limite e divieto.

2. Roberto Marsiglia (Chiavari – Genova) – “Reviviscenza”

Eccellente lirica di genere, versi potenti dal ritmo serrato e nervoso. In una sorta di testamento spirituale, il demone grida e invoca una morte salvifica che gli è negata per sua stessa natura, rassegnato al proprio destino da compiersi in eterno nell’oscurità. Nel disperato desiderio di morte però freme e palpita come non mai la vita, con i suoi rimpianti e i suoi affanni. E nella consapevolezza delle proprie colpe, l’anima dannata ritorna a un’esistenza diversa ma non per questo meno intensa. Una ritmica danza di silenzi e di lemmi dosati spietatamente e profusi in una tenebra dolente eppure ammaliante.

3. Sandro Fossemò (Roseto degli Abruzzi – Teramo) – “Il Gatto Nero”

Bella lirica dalle atmosfere gotiche in cui si muove inquietante e sinuoso un gatto nero simbolo e metafora dell’incomunicabilità, demone spietato nel suo assordante silenzio, icona di mistero e creatura lunare. Il suo sguardo magnetico esplora il buio profondo di una notte di tempesta fiocamente illuminata, pronto a carpire l’anima del viandante solitario per trascinarla all’inferno. Con scatto felino graffia e morde il prescelto in un incontro voluto dal destino, viatico di imminenti sventure. Versi brevi e musicali che rifiutano un conciliante addomesticamento per offrirsi suadenti e sensuali al lettore quale monito a non nutrire i propri demoni, quali essi siano, ma ad affrontarli con la circospetta autorità di un felino.

Premi Speciali della Giuria

Giusy Vanni (Camaiore – Lucca) – “Lo sguardo vitreo”

Una poesia che predilige la misura breve e il lampo improvviso, la tensione estrema del verso. Una preghiera laica, accorata e disillusa al contempo. Dedicata alla persona che più ha amato e che un vampiro di natura neurologica ha reso assente al mondo e alle sue meraviglie. Lo sguardo vitreo, la coscienza inerme, trascinata nell’abisso dell’incoscienza, madre amata se possibile ancora di più di un amore viscerale, intimo e sofferto come solo l’amore che teme di non essere stato ricambiato sa essere. Cosa si cela oltre lo sguardo assente di chi non ha potuto opporsi al ghigno del vampiro subdolo e silenzioso che si è infiltrato nella sua bella mente? La figlia le presterebbe volentieri i suoi occhi per regalarle un’ultima epifania e in quell’attimo di condivisione, reciprocamente dirsi ti voglio bene. Giusy Vanni dispiega una lirica mirabile, dal taglio melanconico e affilato.

Finalisti ex aequo (in ordine alfabetico)

Joseph Barnato – “La belle dame sans merci” – Gaiole in Chianti (Siena)
Alessandra Benedetti – “Il folletto birichino” – Corsanico (Lucca)
Mirella Carrozzino – “C’era una volta… il Tempo” – Genova
Vincenzo Celano – “Al comizio le streghe” – Castelluccio Inferiore (Potenza)
Chiara Chiozzi – “Incontro” – Meda (Monza-Brianza)
Matteo Ferrarini – “Medusa” – Porto Mantovano (Mantova)
Carlo Frontini – “L’estraneo” – Castellanza (Varese)
Nicola Giordano – “Poltergeist” – Roma
Giovanni Ingino – “L’Empusa” – Milano
Hugo Kleister – “Nessun rancore” – Berna (Svizzera)
Andrea Moretti – “La promessa” – Chieti Scalo (Ch)
Julia Ormond – “Dell’insondabile magia dell’ignoto” – Londra (Inghilterra)
Elena Angela Pera – “Festa nera” – Masate (Milano)
Gabriella Pison – “L’osmosi degli impossibili” – Trieste
Elisabetta Maria Rovai – “Il giaciglio mi chiama” – Firenze
Antonio Tanelli – “Il Joker” – Polpenazze del Garda (Brescia)


RACCONTO INEDITO

1. Salvatore Santamaria (Licata – Agrigento) – “Pipistrelli”

Straordinario racconto che coniuga in modo impeccabile canone e originalità. Salvatore Santamaria osa una storia inquietante che mette a nudo il lato oscuro che si annida in ogni essere umano, quel baratro di abbagliante oscurità che sconvolge i sensi e abbranca la coscienza. Con mirabile piglio narrativo seduce e traduce in immagini, ora orripilanti ora degradanti ora liriche, la dannazione eterna. Dannazione che neppure l’amore può arrestare. La sottile analisi psicologica dei personaggi impotenti di fronte al Male, consente uno spostamento metaforico nella dimensione generativa della coscienza e obbliga il lettore a guardare in volto l’incubo perché è soltanto ciò che si osa guardare – sì come lo scrittore ha osato scriverne – che possiamo affrontare; altrettanto è solo creando nell’immaginazione mostri irreali che possiamo affrontare quelli reali. Un misterico viaggio fra l’incubo e la veglia dove la vita vissuta è generatrice di mostri. E ancora, una chiave di riflessione sull’origine del male e del senso di colpa. Le percezioni inconsce ci attanagliano e, spesso, confondono la nostra percezione della realtà. Un quadro crudo che proprio nella sua ineluttabilità urla a gran voce la speranza di un possibile risveglio.

2. Paolo Arnolfo (Busca – Cuneo) – “Femmine”

Un interessante e originale racconto ambientato negli anni bui della caccia alle Streghe. L’autore non si limita a narrare la tragica fine di molte donne sventurate, colpevoli solo di essere state giovani e belle e per questo vittime dei più aberranti istinti sessuali dei loro aguzzini, prima di trovare un’atroce morte. Rivaluta il ruolo antesignano di donne ribelli in cerca di considerazione e riscatto sociale. Melania ha una personalità magnetica, incute timore e soggezione ai suoi stessi carnefici. È una donna forte e non una semplice femmina, oggetto di desiderio e strumento di piacere al servizio degli uomini. Forse per questo fa così paura! Solo l’ultimo dei suoi carcerieri, ormai agonizzante, forse comprende l’inevitabile evoluzione di coloro che maschi deboli condannarono al rogo o al ruolo di puttane. Perfetta coniugazione tra storia, storiografia, leggenda e fantasia. Paolo Arnolfo intesse magistralmente una storia che si destruttura a ogni apparente punto fermo e si pone in lettura come plastica narrazione stratificata.

3. Marco Martinenghi (Camaiore – Lucca) – “La panchina”

Bel racconto breve in cui lemmi, stilemi e perfino punteggiatura sono dosati con claustrofobica precisione. Un universo quello creato da Marco Martinenghi di pieghe d’ombra e turbamenti. È quasi stupefacente la sua proprietà di creazione di atmosfera, il timbro sicuro e la capacità di fascinazione stilistica. Soprattutto considerando la brevità del narrato. Lo scorgere di una sagoma, di un ammasso di stracci maleodoranti che avvolgono un barbone abbandonato su una panchina in una fredda mattina d’inverno attira l’attenzione del protagonista. Tra la folla distratta, in transito nella sala d’aspetto della stazione all’ora di punta, è l’unico ad avvicinarsi lentamente, dapprima impietosito, poi attratto dall’odore intenso e pungente che quel corpo emana e che risveglia in lui un istinto bestiale e famelico. In un attimo, la pietà lascia il posto all’impulso predatore, nella percezione di una distanza incolmabile fra il sé e l’altro, tutto ciò che avrebbe dovuto rimanere segreto e nascosto ruggisce e riaffiora fiutando sangue. Metafora della follia che può coglierti alla sprovvista, quella subdola ferocia che alberga latente in ognuno di noi, pronta a esplodere in un giorno, prima e dopo, qualunque.

Premi Speciali della Giuria

Marco Bertoli (Pisa) – “Cappello a cilindro”

Elegante e raffinato racconto che coniuga originalità, versatilità stilistica e linguaggio accattivante. Incantesimi, demoni, streghe e licantropi lussuriosi per un racconto dark che trova il suo punto di forza proprio nel tono generale della narrazione ovvero in un mix irresistibile di ironia e sarcasmo che riesce a stemperare persino l’odore intenso e putrido esalato dalla salma del meschino congiunto ormai sepolto da tempo. Ambientazione moderna e sofisticata anche quando dall’ufficio di un detective dell’occulto ci trasferiamo in un cimitero affollato da ombre inquietanti. Finale delizioso che restituisce leggerezza alla vicenda facendo sorridere il lettore spiazzato dall’imprevedibile perdurare della vena ironica anche in pieno contesto demoniaco.

Finalisti ex aequo (in ordine alfabetico)

Mattia Bagnato – “Volti che non puoi dimenticare” – Genova
Nicola Barca – “Il ventre del vampiro” – Milano
Lorenzo Bernasconi – “Sangue di Giuda” – Riva del Garda (Trento)
Giada Bonaguidi – “Incubo” – Coreglia Antelminelli (Lucca)
Danilo Cannizzaro – “La ballata del fantasma gabbato” – Punta Secca – Santa Croce Camerina (Ragusa)
Stefano Cherici – “N.P.U.” – Anghiari (Arezzo)
Alessandro Corsi – “Io, il non morto” – Livorno
Antonio di Carpegna Falconieri – “L’isola incantata” – Pesaro
Andrea Di Mastrorocco – “Parole al chiaro di luna” – Prato
Franco Duranti – “Il Cimitero di Tabano” – Jesi (Ancona)
Paola Elena Ferri – “Starseed – La stirpe regale” – Malnate (Varese)
Pietro Grilli – “Il Sabba” – Torino
Alessandro Grimaldi – “Mistero a Woodlake Bay” – Termoli (Campobasso)
Vittoria Silviana Iorio – “La Sirena di Sintra” – Caserta
Silvio Marotta – “Lo schiavo e la luna” – Carmignano Di Brenta
Clara Morelli – “Un nano… a caso” – Viareggio (Lucca)
Andrea Moretti – “La noia. La maledizione del Tilaka” – Chieti Scalo (Chieti)
Edoardo Nepa – “La maledizione di Azel” – Arconate (Milano)
Rosario Parisi – “Ossimoro d’essenza” – Modica (Ragusa)
Gabriele Rinaldi – “Il deserto dei giganti” – Marghera (Venezia)
Francesca Scarpati – “Streghe urbane” – Venezia
Patrizia Scialoni – “La crudele” – Altopascio (Lucca)
Francesca Sedda – “L’ultima dei Felpher” – Siena
Camilla Soncini – “La bellezza è il mio mestiere” – Trieste
Lea Valti – “Voci” – Roma
Andrea Zullo – “Io” – Bussolengo (Verona)


ROMANZO INEDITO

1. Elisabetta Carovani (Calenzano – Firenze) – “La bolla di Onar”

Che cosa c’è di più dolce, intrigante e delizioso dell’inizio delle favole classiche quando con C’era una volta per il piacere di bambini e adulti si dipanava una storia in cui creature magiche lottavano per difendere la libertà e l’amore delle persone care? Elisabetta Carovani sorride a questi Lettori che ambiscono viaggiare con la fantasia in regni lontani dove ogni cosa è possibile e riversa su carta una bella favola dal gusto moderno impeccabilmente costruita sui canoni classici. Senza dimenticare di strizzare l’occhio, con tono birichino, al bambino, di qualunque età, che attende di essere catturato. Semplice eppure di grande effetto la trama: il popolo dei folletti vive in una bolla magica vicina alla Terra con il compito di preservare i sogni d’oro dei bambini del nostro pianeta, affinché questi non si spaventino e non vengano disturbati nel sonno da incubi e cattivi pensieri. È un duro compito per i folletti e per i loro Burak, ovvero i cavalli alati, che li trasportano oltre la magica bolla dimensionale per contrastare il temibile demone Efialtes che turba le menti istillando ansia e paura, e tentando con ogni mezzo di soffocare la spensieratezza. Fino a quando i piccoli abitanti di Onar riusciranno a debellare il malvagio che è in noi terrestri e che cerca di insinuarsi anche nel loro mondo? Ecco, sì pare di sentire la voce squillante del folletto emergere dalle pagine e farsi narratore egli stesso del proprio fantastico mondo e spronarci a credere, fermamente credere nella Fantasia. La scrittrice riesce, apparentemente con una semplicità disarmante, a dosare perfettamente le parole giuste e a mettersi completamente al servizio della storia e dei personaggi destinati a diventare (magari?) un’entusiasmante saga in un bellissimo romanzo breve, tenero e ingenuo.

2. Alessia Piemonte (Trapani) – “L’esperimento”

Parafrasando il titolo si può affermare, senza tema di smentita, che l’esperimento di raccontare una serie di truci avvenimenti ambientati all’interno di un ospedale psichiatrico è indubbiamente riuscito ad Alessia Piemonte. La scrittrice firma un romanzo breve attingendo alla struttura tipica del thriller sì che la storia si snoda in una sorta di narrazione cinematografica in cui predomina un’alta tensione emotiva. Impeccabile il racconto, sia da un punto vista stilistico che sensoriale, dello smarrimento iniziale del narratore interno, Bruce, nel rivelare misfatti e atrocità commessi da un folle ricercatore. Costui sperimenta sui malati di mente veleni e droghe sì da esasperare la loro condizione e portare al limite estremo le loro azioni, in una spirale di violenza e di sadismo, fino a indurli al cannibalismo, annotando sul suo diario, con crudele distacco, ogni azione spregevole. In un’escalation di scene cruente magistralmente descritte, Igor lo sterminatore incontrerà il suo inevitabile destino. L’autrice riesce a catturare il lettore con le sue parole e lo appassiona incollandolo alla pagina nella smaniosa attesa dello spettacolare finale: la follia non risparmia nessuno. Alessia Piemonte conquista per l’originalità della storia e per la tecnica impeccabile.

3. Gualtiero Ferrari (Castiglione T.se – Torino) – “Zeta-Phobia”

Un incipit stupefacente, divertito e divertente, in cui l’ironia si stempera abilmente in una struttura narrativa consapevole e originale. Un paranoico catastrofista, traumatizzato fin da piccolo dal mito degli zombie onnipresenti nei suoi incubi notturni, e a cui non riesce a sottrarsi nemmeno da adulto, si trova ad affrontare la pandemia del virus dell’influenza aviaria. Abilmente Gualtiero Ferrari fa compiere una brusca svolta alla storia che dalla parodia sfocia in una drammatica rappresentazione di quello che il protagonista mai avrebbe potuto prevedere stante le sue fobie e le sue fissazioni. Punto di forza del romanzo è l’alternanza di situazioni grottesche o raccapriccianti ad altre quasi esilaranti senza mai perdere di vista la logica sequenza narrativa in un contesto irreale, ma sempre convincente e appassionante.

Premio Speciale della Giuria

Giulio Grigioni (Varese) – “La Notte degli arcobaleni”

Una favola scanzonata e di piacevole lettura abilmente gestita sul piano linguistico e narrativo tale che risulta godibile anche ai più piccini. L’intento educativo che sottende alla narrazione è funzionale alla storia e non prevarica mai l’elemento di svago. Giulio Grigioni attinge alle atmosfere tipiche del romanzo d’avventura per intessere il suo racconto in cui i sogni si fanno protagonisti e con essi il potere immaginifico che sanno suscitare e che mettono in moto dentro il sognatore. Ecco allora che un gruppo di amici undicenni, nel cuore della notte, dopo varie peripezie e con l’aiuto di piccoli mostriciattoli, spiritelli buoni e un’impeccabile arma segreta, ovvero la luce degli arcobaleni, riescono a liberarsi da un incantesimo. Sognare significa osare, scoprire mondi immaginari, cimentarsi in grandiose imprese dal risultato incerto ma abbagliante. La morale sta nel credere in se stessi, volersi bene, essere complici e rimanere sempre onesti e puri di cuore per tutta la vita. Solo così il male nel mondo verrà definitivamente sconfitto.

Finalisti ex aequo (in ordine alfabetico)

Annibale Bertollo – “L’istinto del vampiro” – Cittadella (Padova)
Antonio Branda – “Necronomicon” – Tortona
Valeria Cappelletti – “Il sole nero” – Livorno
Mariangela Castagna – “La rosa e la croce” – Reggio Calabria
Silvano Costantini – “Lo spettro” – Genova
Federico Friede – “Il serraglio” – Feltre (Biella)
Antonio Frosina – “Ogni respiro che fai” – Padova
Marco Giuliani – “Il saprofita” – Bazzano Loc. di Valsamoggia (Bo)
Hugo Kleister – “Hoffmanstral” – Berna (Svizzera)
Lizbeth Mayer – “Equilibrium – Luce e tenebre” – Pizzighettone (Cremona)
Luisa Mueller – “Dimmi di te” – Berna (Svizzera)
Julia Ormond – “Sangue di strega” – Londra (Inghilterra)
Aldo Parisi – “I cavalieri dell’Apocalisse” – Serravalle Pistoiese (Pistoia)
Alessandro Porri – “Il cacciatore di sangue” – Roma
François Rossi – “La maledizione del giovane vampiro” – Torino
Elisabetta Maria Rovai – “Il segreto di Anton” – Firenze

Pubblicato da premighstreghebuk

Premi Letterari Nazionali: - Giovane Holden - Streghe Vampiri & Co. - Bukowski

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