Vincitori IX ed.

Poesia inedita

1. Loredana Bottaccini – “La raccolta del vischio” – Torino

Una ballata che rievoca una tradizione millenaria e il mito celtico del taglio rituale del vischio. Un rito che riconosceva libertà e vitalità al femminile quando la donna con naturalezza innocente, celebrava il solstizio invernale, il sole invictus sotto i raggi della luna piena. Ci fu un tempo in cui, dalle terre europee, era lontana la logica infernale che con l’accusa di eresia, rivoltò tutta la pienezza culturale di popolazioni che per millenni erano vissute onorando i cicli e i ritmi delle stagioni. Ma il bene e il male cambiano prospettiva a seconda dello sguardo che interpreta, giudica e punisce. Sotto il fiato ringhiante di terrore di una morale che tutto del mondo disprezzava in nome di un domani misterico e anti umanistico, le vergini fanciulle che si dedicavano alla raccolta del vischio furono mutate in malefiche streghe. Questa ballata fa riemergere la bellezza delicata di un tempo che non dipingeva la libertà con fosche tinte maligne. Incontaminata dalla logica della colpa, la gioia della donna benedice se stessa e la natura. Sfolgora di luce e di slancio la poesia, una notte di cristallo animata da mille urgenze brulicanti. Nella delizia di un momento chiaro e invincibile, ogni desiderio personale si unisce a quello comune, e al giubilo della natura stessa. Candide energie ancestrali lampeggiano in versi schietti e frementi, che con facilità trasportano il lettore sulla soglia della meraviglia, completa e perfetta, di una rigenerazione della natura e delle emozioni.

2. Antonio Migliozzi – “Stregata” – Mignano Monte Lungo (Caserta)

Un condensato di evocazione misterica, Stregata, è l’essenza del maleficent e del suo mistero seduttivo. Un rapimento che richiama con sapienza raffinata i maggiori personaggi mitici dell’universo magico del panorama culturale greco-romano. Personaggi che si rivelano ancor oggi viventi nella profondità del nostro immaginario, e che qui sono evocati con versi potenti che narrano una realtà orrida e drammaticamente attuale. Il tabù per eccellenza continua a essere il dono profetico di Tiresia e di Cassandra: la mantiké tékne, il saper vedere oltre, è ricercato e temuto al tempo stesso, e pertanto censurato, relegato nell’oscurità come il minaccioso Calibano dalla madre soggiogatrice. Tutto ciò che è nascosto nell’ombra non potrà mai portare alla fioritura di un progetto, le tenebre sono potenti e mutano l’amore in un furore che lascia dietro di sé sbranate tutte le illusioni. Ma la sensibilità, il sentire sincero e inspiegabile di un futuro possibile, è più che un dono un destino, da cui non si può prescindere, e che solo può indirizzare la vita di chi lo possiede. Generose donne, forti di consapevolezza e di volontà, sono state perdute dalle feroci conseguenze di una sincerità pura che le circostanze hanno fatto fatali. Componimento dai tratti maestosi, echeggiante di dignità antiche immerse in una dimensione preziosa di assoluta presenza al contemporaneo.

3. Erika Caser – “Jana e la creatura” – Merano (Bolzano)

Una lirica onirica in cui si propone con tutta l’intensità della presenza magica, la forza libera della danza ancestrale. Una danza rituale di saluto al risveglio della natura dall’oscurità, in onore della luna, astro di perenne rinnovamento, incarnato nel corpo argenteo e tenebroso della fanciulla divina e lunare, signora del regno dei morti. Jana la fata ritrova per una notte l’amore perduto sfidando il gelo infero, perché la rinascita della natura, anche se solo per una notte, può magicamente risvegliare il profumo di un ricordo e il calore di un bacio. Jana si fa spirito leggero e impavido nelle parole mercuriali della Caser, vivaci di immagini frizzanti e al contempo distese nel respiro di un ritmo grazioso. Spigliata e fiduciosa, la fata non bada alle ombre dolorose che fronteggia, e con la sua danza serafica la memoria, creatura affascinante di dolore, viene restituita alla vita per un unico breve istante. Eterea di distacco dal mondo reale, Jana è fatta di quella fibra tessuta da un desiderio implacabile che rende in grado di sopportare per un piccolo momento di beatitudine, una tempesta di melanconia.

Premio Speciale della Giuria

  • Francesca Migliani – “L’alba” – Livorno

Una lirica eroica che celebra la morte per la vita. Il dramma di Viktor, vampiro millenario, ombra in perenne viaggio statico, arrivato a mostrare l’infinita stanchezza dell’attraversamento di un tempo senza tempo. Condannato a rimanere per sempre se stesso, senza alcun mutamento, congelato in un’identità sulla soglia dell’alba. Terribile sensazione esistenziale, non poter mai andare incontro al sole nascente, non potersi mai concedere di smettere se stessi. Assurda è la strada che scorre inesorabile, che porta a raccogliere ricordi come foto istantanee In un tempo che ha abbandonato per lui anche la parvenza dello scorrere e si è pietrificato in un eterno e soffocante presente, in Viktor si fa avanti la decisione, la scelta ultima. Anche egli, come tutte le creature superiori, possiede il dono del libero arbitrio, un dono che gli può consentire di esistere, anche se per un attimo che gli costerà tutto. La poesia è asciutta, cadenzata, puntuale, ogni parola appare come un distillato delle terribili inquisizioni che hanno imperversato nel cuore cristallizzato del vampiro. Con la chiarezza del suo pensiero forgiato da esperienze inimmaginabili per dei mortali, il protagonista legittima a se stesso la libertà di soddisfare il desiderio di accogliere su di sé il sole, fuggito da tempo immemorabile. Attende quindi di arrivare alla più recondita delle conoscenze per lui accessibili. In un supremo momento di affermazione, la nascita del sole significherà la sua nemesi. Egli lì toccherà ciò che attiene non ai suoi simili ma agli uomini, la morte, ma nello stesso sublime istante, grazie alla sua scelta, sarà davvero vicino al divino, del quale il suo attuale stato non è una declinazione ma in solo un simulacro mostruoso. Non esiste alcuna felicità o pienezza senza il riconoscimento della libertà.

Finalisti pari merito (in ordine alfabetico)

  • Francesca Berti – “La danza della fata” – Pisa
  • Marco Bonini – “Sangue” – Castiglione di Garfagnana (Lucca)
  • Massimo Cenci – “Vampiro” – Buttigliera d’Asti (Asti)
  • Luigi Cristiano – “Vampirismo” – Loro Ciuffenna (Arezzo)
  • Rossana De Lorenzo – “Berlin” – Potenza
  • Stefano Fissi – “Il Diavolo” – Firenze
  • Sandro Fossemò – “La Pioggia di Notte” – Roseto degli Abruzzi (Teramo)
  • Serena Gatta – “Essenza di strega” – Gardone Val Trompia (Brescia)
  • Sergio Giovannetti – “La strega santa” – Vinci (Firenze)
  • Annunziata Luppino – “L’amico mago” – Rieti
  • Domenica Magnano – “La ragnatela della paura” – Caltagirone (Catania)
  • Roberto Marsiglia – “Giunge la tempesta” – Chiavari (Genova)
  • Alessandro Meggiorin – “L’ultimo sguardo del vampiro” – Montagnana (Padova)
  • Davide Mottini – “Furia dei cieli” – Gragnana (Carrara)
  • Davide Nervo – “Dicono che i fantasmi” – S. Mauro Torinese (Torino)
  • Matteo Novi – “Dama del Sangue” – San Lazzaro di Savena (Bologna)
  • Paola Paradisi – “Streghe” – San Vincenzo (Livorno)
  • Elena Angela Pera – “Homolaicus” – Masate (Milano)
  • Alessandro Porri – “I pensieri di una fata” – Roma
  • Annalisa Potenza – “Lucifero” – Pescara
  • Arianna Quattrocchi – “Madre: Vampira” – Genova
  • Donatella Sarchini – “Gravitazione universale” – Milano
  • Franco Sorba – “Voglio andare via” – Moncalieri (Torino)
  • Flavio Tamiro – “Inquieta notte” – Calco (Lecco)
  • Susanna Trevisani – “La zombie” – Verona
  • Diego Zanoletti – “Incubo #1” – Sarezzo (Brescia)

Racconto inedito

1. Emanuela Signorini – “Nero di mummia” – Samarate (Varese)

C’è una strega nel villaggio, una strega che deve essere giustiziata prima che insozzi gli abitanti con chissà quali malie. Il rogo viene fatto, ma lei già è esplosa nel cuore di un giovane pittore, il cui unico scopo di vita diviene ricreare in un dipinto perfetto la sua lugubre bellezza. Ma per far questo, gli saranno necessari componenti molto particolari. Se l’arte vuol sfiorare la realtà, è attraverso i segni maleolenti del degrado e le volute oscure della corruzione che deve passare; se l’uomo vuol inseguire l’eternità di un pieno amore, non potrà non strisciare in un deterioramento efferato, dai contorni morbosi, prossimo della morte. È un barocco pastoso di tenebra quello in cui è intriso questo racconto. Il lavoro dell’artista viene narrato qui non come pratica elegante e composta di idee eccellenti, bensì in una sua accezione più selvaggia, e cioè come ricerca estrema, spossante e repulsiva, della corrispondenza definitiva tra la materia terrena e il desiderio ineffabile dell’uomo. Le atmosfere sono tumide, palpitanti, sature, in un crescendo febbrile che stimola nel lettore percezioni non comuni. Le pagine fremono di calori, di olezzi e di visioni, si sentono con il naso e con le mani, ci si ritrovano violentemente marcate negli occhi, e prima che nella mente ci investono sulla pelle e nel ventre. Il realismo supera se stesso, trasmoda i suoi stessi limiti. Nel corso della lettura, si viene presi dalla sensazione di stare sporcandosi, incapaci di ripararsi dal formidabile impeto del descrittivismo con cui Emanuela Signorini ci avvolge. Fondamentale il ritmo, che sostiene in modo magistrale la crescente e sincopata ossessione del protagonista. Di straordinaria preziosità la ricerca lessicale, che riesce a essere accuratissima nella descrizione delle tecniche artistiche e insieme assolutamente funzionale alla tensione narrativa. Racconto originale, raffinato e trascinante, che possiede il fascino torbido di un’opera maledetta e che sembra star stretto nella pura forma letteraria, quasi pulsando verso una presenza materica.

2. Fabrizio Di Filippo – “L’ultimo sogno” – Treviso

Conservare la speranza dove la speranza non può più esserci: questo è lo scopo di un minuscolo nucleo di sopravvissuti alla definitiva rivolta dei vampiri. Creature che qui presentano una variante originale e terribile rispetto alla tradizione. Non di sangue si nutrono, bensì della capacità umana di generare sogni e ispirarsi a essi. Chi viene morso si trasforma in un guscio triste e insensato, intatto nella biologia ma deserto nello spirito, la cui esistenza è destinata presto a spegnersi, volontariamente o in un singulto di violenza. Fabrizio De Filippo conduce il lettore in un mondo asciutto, svuotato da abitanti e da intenzioni, reso tale da mostri che rappresentano una essenziale caratteristica fantastica nella più contemporanea delle declinazioni: la vita che essi rubano non è il calore del sangue, ma il caleidoscopio dell’immaginazione e la futuribilità di un domani per cui lottare. Una Europa spettrale e insidiosa è attraversata da una famiglia anomala, improvvisata, ma legata da un profondo senso di amore solidale, che si impegna a non soccombere alla disperazione e a proteggere ciò che di più prezioso può esserci, una bambina, con la sua ardente libertà onirica. Per il contesto tematico su cui il racconto si basa, vengono prepotentemente in mente, tra gli altri, il King di La nebbia e soprattutto il McCarthy di La strada. Tuttavia qui le scelte stilistiche assecondano in maniera più marcata la componente emozionale, con una prosa leggera, cadenzata, sospesa, che librandosi con eleganza sul nero del dramma apocalittico, si fa prima sensibile interprete della delicata tematica del testo.

3. Francesco Cresci – “Mitera” – Sinnai (Cagliari)

Ci sono gli echi delle atmosfere languide e astratte degli antipodi e oltre nel racconto di Francesco Cresci, così care ad autori come Conrad e Stevenson che videro negli oceani infiniti lo specchio della parte più primitiva e sfuggente dell’uomo. Un naufrago scruta il mare attendendo che una nave compaia per soccorrerlo. È sopravvissuto contro ogni aspettativa, giungendo infine su una minuscola isola. Dove però non è del tutto solo. C’è una strana presenza, una megera dai contorni inafferrabili, che continuamente gli parla. Quella vecchia strega sa, indovina la storia dell’uomo, e non c’è scampo alle domande che egli si sente porre da lei. Se il fantasy è in qualche modo preposto a dare forma a ciò che nella immaginazione più si teme, Mitera è uno dei portenti più terribili, perché le sue parole sono quelle che vengono dalla parte più segreta di chi le ascolta. Il naufrago è passato indenne nella furia degli elementi, ma quando è la sua coscienza profonda a essere investita dalla tempesta di pensieri che quella strega solleva, la sopravvivenza pare diventare più una sciagura che una benedizione. Ma il dialogo prosegue, sempre più giù, verso ciò che pare una verità, la chiusura di un morbido cerchio di intime rivelazioni, o forse è solo una capitolazione, un abbandono al distacco definitivo. In un’ambientazione al confine tra reale e sogno, descritta nelle sue tinte acquose e fantasmagoriche, viene costruita una narrazione intrigante ed enigmatica, che gestendo con abilità ritmi, stile e volumi, esplora le tortuosità di ricordi, affetti e rimorsi, componendo un quadro vivido di emozioni agrodolci.

Premio Speciale della Giuria

  • Antonio Casamento – “Febbraio 1916: Il fronte dei morti viventi” – Padova

Nella tradizione della scrittura, l’orrore è uno degli scudieri più fidati della guerra. Fin dalle letterature più antiche, mostruose creature fantastiche hanno calcato i campi di battaglia di tutto il mondo e oltre, e il passare del tempo non ha fatto perdere loro questa abitudine. Cento anni fa. Il cuore dell’Europa è un mattatoio, dove i frutti di un rapido progresso scientifico avevano messo in grado l’industria bellica di concepire strumenti di distruzione inumani. Una carneficina industrializzata, il primo evento nella storia a porre l’uomo di fronte a tremendi interrogativi sulla propria capacità di autoannientamento non solo fisico, ma anche spirituale. Un soldato ferito affida una lettera a un compagno in procinto di disertare. È un pensiero estremo alla propria famiglia. Di là, nelle buche dei nemici, non ci sono più uomini, o meglio, coloro che ora sono là uomini non lo sono più. La morte li ha già presi, ma quelli continuano a combattere. La battaglia ora non è più tra francesi e tedeschi, ma tra vivi e non morti. In una terra di nessuno caliginosa di polvere e terrore si scontrano non solo soldati, ma le capacità solidali e raziocinanti dell’uomo e le evidenze sanguinarie, implacabili e opprimenti, della guerra e di chi la custodisce. Il racconto di Antonio Casamento è concreto, efficace, ben calibrato nel linguaggio e nella precisa scansione ritmica, impostato su un registro emozionale ma realistico, e niente concede al terrore sguaiato e gratuito. Proprio questo coerente equilibrio dello stile conduce verso un punto chiave. La fantasia ci descrive un incubo apocalittico, ma fa in fondo solo un piccolo passo in più rispetto a ciò che è stato, e che continua a essere, il dramma atroce della realtà di un conflitto.

Finalisti pari merito (in ordine alfabetico)

  • Ughetta Aleandri – “Solo cinque minuti” – Foligno (Perugia)
  • Erika Andreani – “L’incontro” – Gallarate (Varese)
  • Aurelio Andriani – “Il Libro dei Sei” – Roma
  • Christian Balsamo – “Das Unheimliche” – Sant’Agata Li Battiati (Catania)
  • Giuseppe Berti – “La sfinge del camposanto” – Pisa
  • Francesco Bia – “Un cadavere squisito” – Gioia del Colle (Bari)
  • Patrizia Birtolo – “Benvenuta” – Giussano (Monza-Brianza)
  • Violetta Bucceri – “L’ultima alba” – Sambuca di Sicilia (Agrigento)
  • Tita Canta – “Vampiri vegani” – Parma
  • Giancarlo Cotone – “La doppia vita di Enrico Di Giao” – San Donato Milanese (Milano)
  • Luigi Cristiano – “Il dono oscuro” – Loro Ciuffenna (Arezzo)
  • Franco Duranti – “L’ultima missione” – Jesi (Ancona)
  • Elisabetta Ferri – “L’attacco della Shynnya zombie” – Caorso (Piacenza)
  • Francesco Ferrucci – “Occhi fatui” – Roma
  • Micol Fusca – “Il Divoratore” – Montebelluna (Treviso)
  • Jessica Gavinelli – “Un, due, tre, stella!” – Novara
  • Pietro Grilli – “I Demoni di Roccascura” – Torino
  • Roberto Marsiglia – “Il diavolo nero” – Chiavari (Genova)
  • Alessandro Molteni – “Ti vedo” – Besana in Brianza (Monza-Brianza)
  • Carlotta Leto – “La Notte dell’Ascesa” – Beinasco (Torino)
  • Andrea Morello – “Feroce” – Bologna
  • Cristina Schillaci – “I capelli di Giovanna” – Valverde (Catania)
  • Andrea Guido Silvi – “La colonna di Frigga” – Roma
  • Silvia Sterpone – “Avventura nelle grotte di Postumia” – Torino
  • Aurora Tripodi – “Gli antenati che non furono mai” – Rescaldina (Milano)
  • Anna Maria Veit – “Tommy Dummy” – La Salute di Livenza (Venezia)

Romanzo inedito

1. Wladimiro Borchi – “Vivo nel buio” – Firenze

Tanto tempo fa… L’autore ci guida nel cuore del bosco, di notte, per farci apprezzare la falsa sicurezza della luce del giorno. Seguiamo quindi la giornata ribelle di un gruppo di ragazzine in pellegrinaggio verso il luogo di un omicidio. La loro avventura non è la sola a essere raccontata, incrociano la loro strada altri personaggi: madri, padri, figlie, amici… buoni, cattivi, e coloro che vivono nel mezzo. I destini di tutti si incrociano nel bosco, manovrati da un bambino fantasma, capriccioso amico immaginario del passato, e guidati verso la salvezza da un angelo diverso, strano, un’anima semplice in un corpo spaventoso. Una scrittura apparentemente semplice, diretta, accattivante. Wladimiro Borchi prende un fatto di cronaca e lo trasforma in leggenda metropolitana, in un cerchio soprannaturale come l’eco di una ninna nanna.

2. Laura Casagrande – “Il mostro di paglia” – Bastia Umbra (Perugia)

Il mostro di paglia è una favola. Il vero mostro di paglia è uno spaventapasseri. Soprattutto, il mostro di paglia non è un mostro. Questa storia è una metafora della vita descritta magistralmente da Laura Casagrande, a cui va il merito di parlare con semplicità e sentimento di solitudine, incomprensione, amicizia e libertà. In poche pagine, infatti, l’autrice ci mette di fronte ai nostri pregiudizi nella vita di ogni giorno e li smantella uno dopo l’altro con piccoli colpi, disperdendoli al vento come soffioni, così che possano ricomporsi alla fine, come speranza.

3. Lavinia Testi – “Benvenuti a Fall River” – Milano

L’autrice ci presenta un ragazzo bullizzato, Charlie, in fuga costante da creature senza volto che solo lui può vedere, creature che strisciano sotto la pelle dei suoi concittadini e che hanno preso possesso dei boschi, della città, dei suoi compagni, persino di sua madre. Con maestria Lavinia Testi ci porta a pensare: e se fosse tutto frutto della mente malata di un ragazzo problematico? L’unica possibilità di fuga dalla disperazione sembra essere la morte per Charlie, che si toglie la vita nei boschi di betulle di Fall River. O forse no?… La narrazione è incalzante, il soggetto (ossia la città posseduta) è un classico, raccontato tuttavia con abilità senza essere banale, facendo leva sulle nostre paure. L’autrice conclude presentandoci il conto: l’orrore è reale, i mostri sono reali e camminano in mezzo a noi.

Premio Speciale della Giuria

  • Franco Sorba – “Carmen” – Moncalieri (Torino)

Parliamo di Carmela: cinquantenne, separata, originaria di Reggio Calabria, preferisce farsi chiamare Carmen. Ha un dono, o una maledizione: sente le voci. Ognuna diversa, ognuna in cerca di un posto in prima fila. L’autore ci presenta questa donna in un modo del tutto originale, singolare: un ininterrotto dialogo, un susseguirsi di voci. La Carmen di Franco Sorba è una medium? Parla con i fantasmi, condivide la mente e il corpo con altre entità? O è semplicemente una donna malata, cui gli abusi hanno fatto perdere il senno e le voci un meccanismo di difesa? Un romanzo originale, schietto, senza fronzoli. Ci sono diversi tipi di mostri e di realtà secondo l’autore. Al lettore stabilire quale sia la verità.

Finalisti pari merito (in ordine alfabetico)

  • Katia Amadio – “Luna nuova” – Padova
  • Antonella Azzoni – “Jean e la Piccola Maga” – Roma
  • Giada Bartoloni – “L’oscuro mondo di Amelie” – Brescia
  • Luciano Cini – “Il fiabesco mondo del conte di Aurelyon” – Livorno
  • Alessandro Corsi – “Prigionieri di un sogno” – Livorno
  • Silvano Costantini – “Gli incubi di monsieur Bonnett” – Genova
  • Rossana De Lorenzo – “Affamati cronici” – Potenza
  • Angelo Maria de Marco – “I fantasmi di Giallonardo” – Messina
  • Francesco Ferrucci – “Order’s Chronicles (La Triade Fantasma)” – Roma
  • Giuseppe Sergio Gabetta – “Piccola storia” – Gropello Cairoli (Pavia)
  • Matteo Favaro – “Negli abissi dell’inferno – Il mistero di Lovecraft” – Scorzè (Venezia)
  • Enrico Frosina – “Il Ritratto” – Padova
  • Flavio Giondi – “I migliori Amici dell’Uomo” – Forlì
  • Claudia Lo Blundo Giarletta – “Marianne De La Pluie” – Montoro (Avellino)
  • Raffaele Longo – “Le notti dell’alchimista” – Olevano sul Tusciano (Salerno)
  • Francesco Lorusso – “Takez – Il Cacciatore di Demoni (Vol. 3)” – Manfredonia (Foggia)
  • Aurora Monteforte – “Quel che nasce dalle tenebre” – Roma
  • Francesco Mazzucco – “Magia sul Cammino di Santiago” – Limana (Belluno)
    N.B.: L’Autore viene squalificato a norma dell’articolo 2 del bando di concorso. Il romanzo inedito iscritto al premio letterario nella sezione A in corso di selezione veniva contrattualizzato con regolare editore perdendo così la necessaria qualifica di ‘inedito’.
  • Michela Mercuri – “Kian Bently e la magia del portale” – Pago Veiano (Benevento)
  • Julia Ormond – “Morgana non abita più qui” – Londra
  • Giuseppe Perrotti – “Unseeliest” – Catanzaro
  • Gabriella Pison – “Quando salgono le ombre” – Trieste
  • Annapaola Prestia – “Il segno dell’angelo” – Villesse (Gorizia)
  • Stefania Ema Radavoiu – “Quando la neve cade” – San Giovanni del Tempio – Sacile (Pordenone)
  • Walter Serra – “Fantasmi e demoni” – Fiorentino – Rep. San Marino
  • Amelia Maria Grazia Venegoni – “Cattivi” – Milano

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